Allarme virus del Nilo: rischi e prevenzione

Il Veneto è da settimane alle prese con il Virus del Nilo, una temibile forma virale veicolata dalla puntura di zanzara, conosciuta nel mondo con il nome di West Nile Disease, febbre del Nilo occidentale

Italia, 01/08/2018

Il Veneto è da settimane alle prese con il Virus del Nilo, una temibile forma virale veicolata dalla puntura di zanzara, conosciuta nel mondo con il nome di West Nile Disease, febbre del Nilo occidentale

Il Veneto è da settimane alle prese con il Virus del Nilo, una temibile forma virale veicolata dalla puntura di zanzara, conosciuta nel mondo con il nome di West Nile Disease, febbre del Nilo occidentale. Il nome deriva dal fatto che l’infezione venne diagnosticata per la prima volta nel 1937 in Uganda.

Al momento, si parla di una dozzina di casi accertati: i sintomi che generalmente rivelano il contagio sono febbre, costante mal di testa, dolori articolari, nausea e comparsa di bolle sul corpo, mentre il periodo di incubazione varia tra un paio di giorni e due settimane.

Nei casi più gravi, che però sono estremamente rari, si arriva a soffrire anche di febbre molto alta e disorientamento, fino ad arrivare a tremori, convulsioni, meningite, encefalite e coma: l’1% dei pazienti che non hanno decorso benigno, è rappresentato da persone anziane o immunodepresse. L’infezione, fortunatamente, non è quasi mai fatale.

A veicolare il virus è il morso della zanzara Culex Pipiens, che è quella comunemente presente in tutto l’emisfero boreale, Italia compresa. Il contagio non può avvenire da persona a persona e non esistono vaccini o trattamenti specifici: farmacologicamente, possono solo essere tenuti a bada i sintomi.

Chi viene colpito dal virus del Nilo, a guarigione avvenuta, ne risulta completamente immune. Per il recupero completo possono occorrere anche 3 mesi e in alcuni pazienti la sintomatologia permane anche oltre un anno dopo.

Gli esperti raccomandano di limitare al massimo la proliferazione di questi insetti, evitando che si crei l’ambiente ideale alla loro riproduzione, rappresentato soprattutto da acqua stagnante (anche quella che rimane nei sottovasi dopo l’innaffiatura delle piante)

E’ opportuno anche che le amministrazioni comunali procedano a regolari interventi di disinfestazione cittadina.

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