1 bambino su 5 è vittima di forme di abuso o violenza sessuale. Lo sapevi?

Circa un bambino su cinque è vittima di varie forme di abuso o di violenza sessuale

Italia, 03/01/2012

Circa un bambino su cinque è vittima di varie forme di abuso o di violenza sessuale

Circa un bambino su cinque è vittima di varie forme di abuso o di violenza sessuale. Riteniamo che questo dato sia assolutamente sconosciuto ai cittadini del nostro comune. Per questo è opportuno, in modo semplice, trattare i principali argomenti che permettano di scoprire come e dove avvengono i principali abusi e come ogni cittadino può cercare di intervenire in tutela dei minori. Per contrastare il fenomeno della violenza sui minori, il Consiglio d’Europa ha lanciato la campagna “Uno su cinque”. L’Italia è il primo Paese ad aderire e a diffondere la campagna, che è stata presentata nei mesi scorsi a Roma dal Ministro per le Pari Opportunità e dal Vice segretario generale del Consiglio d'Europa. Alla presentazione era presente il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Molto è cambiato in questi venti anni, se si pensa che, quando Telefono Azzurro iniziò la sua attività, in Italia si parlava raramente e con grandi resistenze di abusi sessuali a danno di bambini e adolescenti. Negli ultimi venti anni la sensibilità sociale su questo tema è decisamente cresciuta. Tuttavia in molti (troppi) casi l’informazione su questo fenomeno continua ad essere dominata dalle opinioni soggettive; in molti (troppi) casi gli stessi professionisti si lasciano guidare da im-
pressioni e posizioni ideologiche che non tengono conto della complessità e delle mille sfaccettature che un caso di abuso presenta. Ne è un esempio un’affermazione generica come quella che “i bambini dicono sempre la verità”: qualsiasi genitore sa per esperienza che, dal momento in cui un bambino impara a parlare, potrà dire cose che corrispondono al vero, cose che corrispondono al falso o cose che crede vere eppure non lo sono.
Crescono gli abusi psicologici sui bambini
L’abuso sui minori è un fenomeno concreto e preoccupante. I dati parlano chiaro: dal 2000 al 2010 Telefono Azzurro ha gestito 43.252 casi relativi a bambini e adolescenti: circa 4.000 casi all’anno, 330 al mese. Considerando la popolazione minorenne (018) media di questi dieci anni, ha chiamato Telefono Azzurro un bambino ogni 200.
Dei casi gestiti in dieci anni, quelli relativi a forme di abuso sono stati 14.772. Con una netta prevalenza dei casi di abuso fisico (5.015) seguiti da quello psicologico (3.948) e sessuale (2.072). I casi di trascuratezza sono stati 2.896. Preoccupa in particolare l’aumento degli abusi psicologici, passati dal 7,5% del 2000 al 10,4% del 2010, mentre restano sostanzialmente stabili quelli sessuali e fisici.
Stop alle molestie sessuali, alla pedofilia in internet e alla pedopornografia
Su iniziativa dell’Eurodeputato Tiziano Motti, nel Giugno 2010 il Parlamento Europeo ha approvato una Risoluzione che chiede la creazione di un Sistema Europeo di Allarme Rapido (S.E.A.R.) contro pedofili e molestatori sessuali. Il S.EA.R vuole essere un migliore coordinamento fra autorità pubbliche degli Stati membri UE e la Commissione Europea nella lotta contro la pedopornografia. Non sarà quindi una nuova Agenzia europea che graverà sui contribuenti europei, poiché si baserà su strutture già esistenti. S.E.A.R ricalca l'operatività del Sistema europeo di Allarme alimentare: laddove uno Stato membro riscontri un problema alimentare, relativo a cibo o mangimi, allerta la Commissione, la quale informa tutti gli Stati membri attuando la messa in opera delle misure di sicurezza e prevenzione concordate.
S.E.A.R si avvarrà di un coordinamento intergovernativo che, in contatto con la Commissione, prevederà le misure da prendere in presenza di diffusione su Internet di contenuti pedopornografici, evitando inoltre che chi abusa di Internet possa utilizzare il principio di libertà di circolazione negli Stati membri per darsi alla fuga e sottrarsi alle proprie responsabilità giudiziarie.
La Dichiarazione Scritta 29 è parte integrante di un percorso politico in itinere mirato a contrastare efficacemente, su scala europea, la pedopornografia e gli abusi in Internet e che si lega all’interrogazione scritta prioritaria dal titolo “Blogs: libertà di parola e tutela della dignità della persona”, uno dei primi atti per contrastare l’anonimato totale della Rete e consentire di risalire rapidamente a chi abusa illecitamente della libertà che la Rete offre. Con l’approvazione della Dichiarazione Scritta 29, il Parlamento europeo si è espresso in favore dell’estensione della Direttiva 2006/24/EC ai generatori di traffico in Internet. Tale direttiva dovrebbe essere ridiscussa nel mese di settembre in Commissione Europea.
I giovani conoscono i rischi legati alla rete?
Non in maniera sufficiente, secondo i dati delle indagini: vi è una sostanziale leggerezza da parte degli adolescenti nell’uso della tecnologia. I ragazzi scambiano dati con il bluetooth senza password, non pensando che, negli spazi aperti, chiunque può inserirsi nello scambio di informazioni oppure collegarsi al cellulare e rubare foto e video ed una volta messi su Internet è impossibile porvi rimedio.
Si scopre anche che sono gli adolescenti stessi i primi ad aver inserito loro immagini nudi o semisvestiti su Internet, senza pensare al rischio che ciò comporta: addirittura il 47% ammette di aver postato un proprio messaggio con riferimenti sessuali (impliciti od espliciti che siano). E poi ci sono le informazioni personali, come indirizzo, telefono, scuola e classe frequentata: il 26% del campione pubblica il proprio indirizzo di casa; il 56% indica il nome della propria scuola; il 59% l’indirizzo di posta elettronica.
Qual’è il rapporto tra pedopornografia e internet?
La pedofilia agisce forte dell’anonimato e delle più recenti tecnologie che ne permettono il proliferare. I sostenitori di questa vergogna si sentono ben più protetti e indisturbati nel sottobosco della rete Internet. Chi pensa al pedofilo immaginando il vecchietto che avvicina i bambini nel parco è molto lontano dal fenomeno attuale di cui ci stiamo occupando. I bambini e le ragazzine sono contattati tramite sms, Facebook, blog e luoghi virtuali di aggregazione da individui che si rafforzano in modo organizzato tramite la Rete stessa. Conseguentemente i nostri figli non sono più al sicuro neppure tra le mura domestiche: l’adescamento oggi è possibile ovunque e in qualsiasi momento. La pedopornografia non è un fenomeno che coinvolge singoli soggetti che comprano video o immagini su Internet. È ormai un dato assodato che si tratta di una realtà complessa con ramificazioni in tutto il mondo. Un vero e proprio businnes, che utilizza strumenti tecnologici sempre più sofisticati (come server dislocati in altri paesi) per proseguire indisturbato i propri traffici. Ecco perchè è importante un coordinamento sempre più stretto tra le forze di polizia e le istituzioni dei vari Paesi, non solo europei, per la lotta e il contrasto a questo fenomeno. È però necessario anche il coinvolgimento dell’industria dei pagamenti elettronici e la collaborazione dei partner tecnologici, per mettere a punto efficaci strumenti di controllo sulla movimentazione del denaro che permettano di risalire ai traffici di materiale pedopornografico. Un altro problema è quello dell’identificazione delle vittime: dare un nome e un cognome a bambini e ragazzi che compaiono nel materiale pedopornografico spesso è difficile, ma è necessario per poter intervenire in loro soccorso ed evitare che l’abuso a loro danno venga reiterato nel tempo. Non solo: si tratta di un elemento utile per rintracciare anche gli autori di questo materiale. Ecco perchè la condivisione delle informazioni e il coordinamento delle operazioni a livello internazionale è sempre più cruciale.
Quali sono i numeri della pedopornografia legata ad internet?
I dati che emergono dalle ricerche e dalle indagini delle autorità preposte sono spaventosi. Uno, innanzitutto: dai dati raccolti dalla Polizia delle Comunicazioni risulta che l’11% dei ragazzi che frequentano le chat su Internet hanno avuto almeno un contatto con un pedofilo, tre su quattro non lo rivelano ai genitori per vergogna; il 79% dei minorenni naviga in Internet, ma di questi solo il 23% lo fa accompagnato, gli altri navigano da soli e senza tutele; il 47% dei ragazzi fra 10 e 14 anni che navigano in rete ha postato foto a sfondo sessuali di se stessi od amici; solo il 12% delle famiglie usano gli strumenti di controllo Internet ed i filtri. Il 79% dei teenager ha una propria pagina su un social network e il 43% ritiene che scambiare nei social network info personali, come l’indirizzo di casa, sia sicuro. Il fenomeno della pedopornografia ha avuto un incremento del 1.500% negli ultimi 10 anni. La mancanza di controlli e regolamentazioni sulla Rete, la possibilità di aggirare le eventuali leggi esistenti appoggiandosi a paesi accomodanti, la facilità di reperimento di qualunque tipo di contenuto hanno fatto della Rete terreno fertile per il proliferare della più terribile fra le violenze e la più nera delle vergogne, ossia l’abuso sessuale sui minori.
Cosa possono fare i genitori?
La mancanza della presenza e del controllo dei genitori ha cifre allarmanti: il 40% dei genitori non controlla le attività on-line dei figli e il 59% si dice tranquillo rispetto all’uso che i figli fanno della Rete, sicuri che siano i figli stessi a prendere le dovute precauzioni. Il parental control è attivato solo dal 12% dei genitori: già l’uso di questo controllo, gratuitamente presente su ogni computer, sarebbe un buon primo passo. I più giovani hanno bisogno di una presenza al loro fianco che spieghi come utilizzare la tecnologia nella maniera corretta, che insegni a diffidare degli sconosciuti in Rete (il 46% dei ragazzi dichiara di rispondere, per curiosità, a mail di sconosciuti).

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