Tutela dei minori nei mezzi di comunicazione

Italia, 05/01/2012

Telefono Azzurro condivide il documento conclusivo dell’Indagine conoscitiva sulla tutela dei minori nei mezzi di comunicazione approvato dalla Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza e presentato oggi alla Camera dei Deputati.
“Bisogna accrescere l'attenzione sui rischi che vecchi e nuovi media possono rappresentare per i minori e investire di più sull’infanzia in termini culturali, sociali, politici ed educativi " afferma il Professor Ernesto Caffo, Presidente di Telefono Azzurro. 
Un tema quello del rapporto tra giovani e media affrontato anche nell’Indagine Conoscitiva sull’Infanzia e sull’Adolescenza realizzata da Telefono Azzurro ed Eurispes e pubblicata nel dicembre 2011. Dalle interviste fatte a 1496 ragazzi (12-18 anni) e 1266 genitori emerge, infatti, come le giovani generazioni siano sempre più dipendenti dalla televisione (quattro ragazzi su dieci sono davanti allo schermo almeno da 1 a 2 ore al giorno), che si contende il primato con il computer.
Generazioni di cybernauti gli adolescenti appaiono sempre più attaccati a cellulari, Pc e ad Internet e perciò sempre più esposti a rischi come l’adescamento, il cyberbullismo o il sexting, la nuova preoccupante pratica che consiste nell’invio di immagini e video a sfondo sessuale anche attraverso i propri cellulari.
E, sempre dai dati dell’Indagine di Telefono Azzurro ed Eurispes, ai nativi digitali si contrappongono genitori che hanno una conoscenza limitata delle nuove tecnologie e, cosa ancor più importante, non sembrano avere piena consapevolezza dei rischi connessi al loro utilizzo. Un genitore su cinque ammette, infatti, di conoscere poco o niente delle attività dei figli nel mondo virtuale. Quasi la metà dei genitori intervistati (46,4%) ritiene impossibile che il proprio figlio chattando incontri un adescatore/pedofilo.  Il 47°% ritiene impossibile che il proprio figlio veda su Internet immagini sessualmente esplicite. L’88,9% ritiene impossibile che il figlio possa spogliarsi e mettere sue immagini/video on line. L’84% ritiene impossibile che i figli diffondano su Internet informazioni/video che possono far soffrire altri coetanei (cyberbullismo).
Dati che evidenziano la necessità di far seguire alle ricerche interventi che promuovano non solo una maggiore consapevolezza ma anche l’individuazione e l’utilizzo di più adeguati strumenti di tutela di bambini e adolescenti. 

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