Fiaccolata e marcia per ricordare le vittime della Repubblica Democratica del Congo

congo

Reggio Emilia, Italia, 2018-04-04

Nel paese è in atto un conflitto che ha causato 8 milioni di morti in 20 anni

di Beatrice Baldini

Cosa hanno in comune uno smartphone, un computer, un televisore, una batteria di un'auto elettrica, un motore di un jet? Primo: sono oggetti da cui dipende il nostro benessere quotidiano; secondo: hanno un costo esorbitante, e non mi riferisco al valore monetario ma al costo umano. I minerali più importanti per la loro realizzazione, nella maggior parte dei casi, provengono da uno degli Stati più ricchi e più sfruttati del mondo, la Repubblica Democratica del Congo. Da questo Paese grande 8 volte l’Italia proviene la maggior parte del coltan e del cobalto, indispensabili per l'industria elettronica, oltre a diamanti, oro, stagno, rame e altro. Eppure, questa ricchezza mineraria è stata la condanna per questo Paese, da secoli sfruttato dai paesi industrializzati e dalle multinazionali occidentali, ora terreno di guerra civile.

Le miniere del nord-est del Paese, in particolare delle regioni del Nord-Kivu e Sud-Kivu, sono infatti contese tra gruppi armati di vari paesi vicini, in un conflitto sanguinoso che si trascina da più di 20 anni. Il Congo è un paradiso terrestre, ma paradossalmente il suo popolo vive l'inferno. Si stima che circa 8 milioni di congolesi abbiano perso la vita negli ultimi 20 anni e che circa 2 milioni di donne abbiano subito stupri come arma di guerra. Il rapporto Mapping, di esperti dell'ONU, pubblicato il 1 ottobre 2010 ha stabilito che alcuni massacri efferati siano qualificabili come genocidio. I bambini pagano un pesante tributo in questo conflitto. Amnesty International nel 2016 ha evidenziato l'uso massiccio di manodopera minorile per l'estrazione di questi minerali, pericolosissimi per la salute: sarebbero 40 mila i bambini impiegati nell'estrazione del cobalto nella sola regione del Katanga.

È un Olocausto, che si sta pericolosamente consumando sotto silenzio e sotto gli occhi della comunità internazionale. Infatti sul territorio congolese è presente, dal 1999, la missione ONU più imponente e più costosa da sempre, la MONUSCO – Missione ONU per la Stabilizzazione del Congo - costituita da più di 20 mila caschi blu, chiamata a pacificare un Paese ferito, dove ogni diritto fondamentale umano è violato, eppure non ci sono segni di miglioramento. Questa situazione è estremamente conveniente alle multinazionali, dato che è molto più facile sfruttare le risorse di un Paese instabile e corrotto, incapace di esercitare pieno controllo sul proprio territorio.

Questo conflitto non può e non deve lasciarci indifferenti, in quanto ci permette di ottenere, quasi gratuitamente, i minerali alla base della nostra tecnologia. Questo è il messaggio lanciato dall’attivista John Mpaliza, nato in Congo ma residente a Reggio . Da anni John si dedica a tempo pieno alla sensibilizzazione su questo tema, parlandone anche nelle scuole, ma soprattutto organizzando marce – nazionali ed internazionali – per la pace. Solo per citare alcune, la sua ultima marcia lo ha visto andare da Reggio Emilia fino a Piazza San Pietro, da Papa Francesco; nel 2016 ha camminato, insieme a molti giovani reggiani, fino a Bruxelles per portare all'attenzione del Parlamento Europeo i massacri nella zona di Beni e per chiedere una legge sulla tracciabilità dei minerali.

Mettersi in cammino permette d'incontrare e coinvolgere più persone, offrendo così alla cittadinanza un'occasione per mobilitarsi attivamente. Ecco perché anche quest’anno, insieme a 30 giovani studenti di alcune scuole di Reggio Emilia del comitato “Stand4DRCongo”, ha organizzato per sabato 21 aprile una fiaccolata per le vittime della Repubblica Democratica del Congo. Il corteo partirà da Piazza della Vittoria alle 19, attraversando il centro storico, in segno di solidarietà e sostegno al popolo congolese. Il giorno dopo partirà da Piazza Prampolini un’altra marcia che arriverà un mesetto dopo alla sede ONU di Ginevra; l’obiettivo è chiedere maggiore coinvolgimento della comunità internazionale nella ricerca di soluzioni vere ed efficaci per una pace duratura in Congo e soprattutto l'impiego dei caschi blu già presenti sul territorio congolese per la protezione della popolazione. Questa richiesta è anche stata espressa in una lettera scritta dal comitato “Stand4DRCongo”, indirizzata al Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterrez.

Questo appello alle istituzioni internazionali sarà tanto più forte ed incisivo quanto maggiore sarà l'adesione dell'opinione pubblica. John ed il comitato “Stand4DRCongo” vi invitano quindi a sostenere, firmare e diffondere questa lettera che potete trovare su www.change.org cercando la petizione “RD Congo - ONU, basta osservazione, la MONUSCO protegga il popolo”. Inoltre chiunque vorrà unirsi alla marcia, camminando anche solo per alcuni chilometri, sarà il benvenuto; maggiori informazioni sono reperibili sul sito www.peacewalkingman.org. Solo se saremo in tanti potremo lanciare davvero un segnale forte. Ad aprile abbiamo l’occasione di schierarci, per una volta, dalla parte dei più deboli, da parte dei congolesi, le vittime del nostro benessere.

Per firmare la petizione: https://www.change.org/p/antonio-guterres-segretario-generale-delle-nazioni-unite-rd-congo-onu-basta-osservazione-la-monusco-protegga-il-popolo.

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