Contratto di governo M5S-Lega: il testo definitivo. Nell'accordo sono presenti i cavalli di battaglia delle due forze politiche. PRIMA PARTE

salvini

Italia, 18/05/2018

E' formato da 30 punti programmatici distribuiti su 57 pagine: sono i numeri del Contratto per il governo del cambiamento siglato da M5S e Lega e pubblicato nella sua versione definitiva sul Blog delle Stelle. LA PRIMA PARTE DEL TESTO

E' diviso in 30 punti programmatici, 57 pagine. Sono i numeri del Contratto per il governo del cambiamento siglato da M5S e Lega e pubblicato nella sua versione definitiva sul Blog delle Stelle. Sulla copertina e in calce ad ogni pagina compaiono i simboli del Movimento 5 Stelle e della Lega. Le pagine del contratto sono contrassegnate da strisce gialle e blu, i colori che rappresentano rispettivamente il M5S e la nuova Lega di Salvini, che ha da tempo mandato in soffitta il verde del vecchio Carroccio. Nel contratto sono presenti i cavalli di battaglia delle due forze politiche, dal reddito e pensione di cittadinanza alla flat tax, dallo stop alla legge Fornero al taglio dei costi della politica e delle pensioni d'oro, passando per lo stop al business dell'immigrazione, conflitto di interessi e green economy. Ecco il testo completo, punto per punto:

1. IL FUNZIONAMENTO DEL GOVERNO E DEI GRUPPI PARLAMENTARI

Vogliamo rafforzare la fiducia nella nostra democrazia e nelle istitu- zioni dello Stato. Intendiamo incrementare il processo decisionale in Parlamento e la sua cooperazione con il Governo. Il presente contratto di governo è valido per la durata della XVIII legi- slatura repubblicana. Per far sì che gli impegni assunti possano es- sere effettivamente e integralmente realizzati, le parti hanno deciso di scambiarsi reciprocamente ulteriori impegni metodologici. Essi ri- guardano il completamento del programma di governo, la cooperazio- ne tra forze politiche, il coordinamento all'interno del governo, anche in sede europea, e la verifica dei risultati conseguiti.

Le parti si impegnano ad attuare questo accordo in azioni di gover- no, nel rispetto della Costituzione Repubblicana, dei principi di buona fede e di leale cooperazione e si considerano responsabili, in uguale misura, per il raggiungimento degli obiettivi concordati. Si impegnano a garantire la convergenza delle posizioni assunte dai gruppi parla- mentari.

Cooperazione tra le due forze politiche

I contraenti si impegnano a tradurre questo contratto in una pratica di governo e sono insieme responsabili di tutta la politica dell’Esecutivo. I contraenti stabiliranno insieme il lavoro in ambito parlamentare e go- vernativo e si adopereranno per ottenere il consenso rispetto a que- stioni relative a procedure, temi e persone.

Per quanto riguarda gli altri obiettivi, non inclusi in questo accordo, le parti si impegnano, in primo luogo, a fornirsi tempestivamente in- formazioni esaurienti circa le finalità che si intendono conseguire e i relativi strumenti; in secondo luogo, a discuterne in modo adeguato, in modo da verificare la possibilità di realizzare ulteriori intese; in terzo luogo, a non mettere in minoranza l'altra parte in questioni che per essa sono di fondamentale importanza.

Quindi, qualora nel corso dell’azione di governo emergano divergen- ze per quanto concerne l’interpretazione e l’applicazione del presente accordo, le parti si impegnano a discuterne con la massima sollecitu- dine e nel rispetto dei principi di buona fede e di leale cooperazione. Nel caso in cui le divergenze persistano, verrà convocato il Comitato di conciliazione.

In relazione a temi controversi, per addivenire ad una posizione comu-

ne, il Comitato di conciliazione si attiverà in tempo utile per raggiunge- re un’intesa e suggerire le scelte conseguenti. Pertanto, i contraenti si confronteranno nel Comitato di conciliazione: - per giungere ad un dialogo in caso di conflitti al fine di risolvere i pro- blemi e le divergenze rilevanti;

- per addivenire ad una posizione comune con riferimento a tematiche estranee al presente contratto ovvero a questioni con carattere d’ur- genza e/o imprevedibili al momento della sottoscrizione del presente contratto;

- quando ciò sia richiesto da uno dei contraenti per esaminare que- stioni ritenute fondamentali.

La composizione e il funzionamento del Comitato di conciliazione sono demandate ad un accordo tra le parti. Il Comitato, dopo un’attenta analisi e valutazione del rapporto tra costi e benefici, adotterà le opportune decisioni con riferimento alla realiz- zazione e al completamento delle opere pubbliche di rilievo nazionale non espressamente menzionate nel presente contratto.

Cooperazione tra gruppi parlamentari

Le iniziative legislative finalizzate all’attuazione del presente program- ma o di altri temi concordati dai contraenti con le procedure previste dal presente contratto sono presentate dal Governo o con la prima firma dei presidenti dei gruppi parlamentari delle due forze politiche. Ogni parlamentare ha la possibilità di presentare iniziative legislative e la loro richiesta di calendarizzazione deve essere oggetto di accordo tra i presidenti dei gruppi parlamentari delle due forze politiche.

Coordinamento politico con l'Europa

Al fine di poter rappresentare al meglio gli interessi italiani in ambito europeo, il Governo assicurerà un assetto compatto rispetto alle istitu- zioni e ai partner europei. I contraenti si accorderanno quindi preven- tivamente e in maniera puntuale, nel rispetto delle varie competenze all'interno del governo, anche con i rispettivi gruppi parlamentari. Uno stretto coordinamento tra le posizioni assunte nelle varie compo- sizioni del Consiglio dell'Unione è indispensabile per la buona riuscita dell'accordo di governo e, quindi, per la migliore tutela degli interessi dell'Italia in Europa. A tal fine, le parti si scambiano le informazioni ri- levanti e concordano tra loro le linee principali di azione, nel rispetto delle competenze ministeriali. Il coordinamento è indispensabile anche nei rapporti che si instaurano con la Commissione e con le altre istituzioni dell’Unione Europea.

Codice etico dei membri del Governo

Non possono entrare a far parte del governo soggetti che: - abbiano riportato condanne penali, anche non definitive, per i reati dolosi di cui all’articolo 7 del decreto legislativo 31 dicembre 2012, n. 235 (legge “Severino”), nonché per i reati di riciclaggio, auto-riciclag- gio e falso in bilancio; - siano sotto processo per reati gravi (ad esempio: mafia, corruzione, concussione, etc.); - appartengano alla massoneria o si trovino in conflitto di interessi con la materia oggetto di delega.

Nel caso in cui siano a conoscenza di indagini o procedimenti penali a loro carico, i membri del Governo dovranno fornire tempestive infor- mazioni.

Valutazione

Le parti concordano sulla necessità di effettuare una verifica comples- siva sull’azione di governo a metà della XVIII legislatura, allo scopo di accertare in quale misura gli obiettivi condivisi siano stati raggiunti e, se possibile, di condividerne degli altri. Gli esiti della verifica comples- siva sono resi pubblici sul sito internet del Governo.

Amministrazioni territoriali e prossime competizioni elettorali I contraenti competono in modo corretto nelle varie competizioni elet- torali, sia in quelle europee - nel rispetto delle loro appartenenze ai diversi gruppi - sia alle elezioni amministrative e regionali. Resta inteso che il presente contratto nulla implica rispetto all’azione politica dei contraenti nelle amministrazioni territoriali già in essere.

2. ACQUA PUBBLICA

È necessario investire sul servizio idrico integrato di natura pubblica applicando la volontà popolare espressa nel referendum del 2011, con particolare riferimento alla ristrutturazione della rete idrica, garanten- do la qualità dell’acqua, le esigenze e la salute di ogni cittadino, anche attraverso la costituzione di società di servizi a livello locale per la ge- stione pubblica dell’acqua.

La più grande opera utile è restituire ai cittadini una rete di infrastrut- ture idriche degne di questo nome. È necessario dunque rinnovare la rete idrica dove serve, bonificare le tubazioni dalla presenza di amianto e piombo, portare le perdite al minimo in modo da garantire acqua pu- lita e di qualità in tutti i comuni italiani.

3. AGRICOLTURA E PESCA – MADE IN ITALY

Il settore agricolo italiano, uno dei più promettenti dell'economia, è da tempo impegnato a sopravvivere nella competizione globale dei mer- cati. Gli agricoltori si muovono in un sistema governato da politiche di set- tore ormai quasi di competenza esclusiva della Politica Agricola Co- mune (PAC).

Storicamente il Governo italiano è stato remissivo e rinunciatario in Europa rispetto alle esigenze del settore agricolo, preferendo spesso lasciare il campo ad interessi europei opposti rispetto alle esigenze nazionali.

È necessaria una nuova presenza del Governo italiano a Bruxelles per riformare la politica agricola comune (PAC). In questo contesto è im- prescindibile integrare le misure di sostegno all'agricoltura, in specie quelle di sviluppo rurale, con interventi espressamente finalizzati a re- alizzare obiettivi di interesse generale, quali la tutela del paesaggio, la difesa degli assetti idrogeologici, la sicurezza alimentare.

Il nostro impegno per il futuro è quello di difendere la sovranità alimen- tare dell'Italia e tutelare le eccellenze del Made in Italy. A tal fine è fondamentale incidere nel contesto normativo dell'Unione Europea e condizionare le scelte all'interno della prossima riforma del- la PAC, nonché individuare strumenti per garantire tempi certi nell’at- tribuzione ed erogazione, da parte delle Regioni, dei fondi della PAC.

Il settore agricolo avrà altresì bisogno di un nuovo approccio europeo agli accordi di libero scambio con i paesi terzi. Sarà quindi priorita- rio fare in modo che questi trattati siano necessariamente qualificati come misti dall’Unione Europea e pertanto, ratificati dagli Stati Membri ed esaminati dai Parlamenti nazionali in base alle rispettive procedure di ratifica.

Riteniamo prioritario, a tutela del Made in Italy, adottare un sistema di etichettatura corretto e trasparente che garantisca una migliore tute- la dei consumatori.

Altro pilastro dell'azione di governo in tema di agricoltura deve essere la riforma dell'Agenzia nazionale per le erogazioni in agricoltura (AGEA) e del Sistema informativo unificato di servizi del comparto agricolo (SIAN).

Con riferimento alla pesca occorre intervenire per dare un concreto aiuto e un sostegno alla piccola pesca; riconsiderare in sede europea i vincoli e le direttive impartite al settore (come quelle che impongono i “fermi pesca” non basati su criteri oggettivi, ma su valutazione di ca- rattere burocratico) per meglio salvaguardare la pesca italiana.

Una particolare attenzione sarà riservata all’agricoltura in territori, come quelli montani e in pendenza, nei quali essa rappresenta un’at- tività indispensabile per l’economia locale, per la gestione e tutela del territorio, del paesaggio nonché per la tutela e valorizzazione di pro- duzioni uniche, di elevato valore qualitativo e tradizionale, che conno- tano il Paese.

4. AMBIENTE, GREEN ECONOMY E RIFIUTI ZERO

Uomo e ambiente sono facce della stessa medaglia. Chi non rispetta l’ambiente non rispetta sé stesso. C’è bisogno di un maggior coinvol- gimento e conoscenza dei temi ambientali capaci anche di costruire alleanze e di portare la questione ecologica al centro della politica. In Italia questo significa concentrare le risorse nella necessaria manu- tenzione del territorio e nella innovazione.

Partendo da questa convinzione, il nostro compito è quello di sostene- re la “green-economy”, la ricerca, l’innovazione e la formazione per lo sviluppo del lavoro ecologico e per la rinascita della competitività del nostro sistema industriale, con l'obiettivo di “decarbonizzare” e “de- fossilizzare” produzione e finanza e promuovendo l'economia circolare. Vanno ribaditi e rinnovati, anche in sede UE, i limiti indicati dal princi- pio di sostenibilità:

• per una risorsa rinnovabile (suoli, acqua, foreste), la percentuale so- stenibile di impiego non può essere maggiore di quella di rigenerazio- ne; • per una risorsa non rinnovabile la percentuale sostenibile di impiego non può essere maggiore di quella con la quale è possibile rimpiazzarla con una risorsa rinnovabile (ad esempio: investire parte dei profitti per l’adozione di tecnologie produttive con risorse rinnovabili).

Nelle strategie nazionali di sviluppo economico deve considerarsi prio-

ritaria l’adozione di strumenti normativi efficaci atti a promuovere una sempre maggior diffusione di modelli di sviluppo sostenibili, della Gre- en Economy e dell’economia circolare. A tal fine le Pubbliche Ammini- strazioni dovrebbero essere coinvolte a tutti i livelli nella promozione di questo cambiamento e diventare un riferimento per l’adozione di buone pratiche, migliori tecniche e standard. È necessario armonizza- re i rapporti tra lo Stato e le Pubbliche Amministrazioni, rafforzando le autonomie ed i presidi territoriali più efficienti ed i modelli più avanzati e rispettosi dell’ambiente, valorizzandone le professionalità e le risorse migliori.

È necessario che ogni intervento del decisore politico si collochi in una strategia di economia circolare, intesa quale sistema ambientale ed economico in cui un bene è utilizzato, diventa rifiuto, e poi, a valle di un procedimento di recupero, cessa di essere tale per essere riutiliz- zato quale materia seconda per la produzione di un nuovo bene, in contrapposizione al modello di “economia lineare” in cui i beni divenuti rifiuti sono avviati semplicemente a smaltimento dopo il loro utilizzo. Una corretta e virtuosa applicazione dell’economia circolare, in linea con la gerarchia europea nella gestione dei rifiuti, comporta una forte riduzione del rifiuto prodotto, una crescente percentuale di prodotto riciclato e contestualmente una drastica riduzione della quota di ri- fiuti smaltiti in discarica ed incenerimento, fino ad arrivare al graduale superamento di questi impianti, adottando metodi tecnologicamente avanzati ed alternativi. A tal proposito il sistema di economia circolare di riferimento è quello oggi adottato dal servizio pubblico della pro- vincia di Treviso, studiato in tutto il mondo. La riduzione della produ- zione del rifiuto e raccolte differenziate di qualità che portino al reale recupero di materia è realizzata anche attraverso la progettazione di beni e fiscalità premianti per chi produce beni riciclabili e riutilizzabili, il ricorso alla raccolta domiciliare con tariffazione puntuale per cittadini e imprese, azioni contro lo spreco alimentare, la realizzazione di centri di riparazione e riuso dei beni utilizzati. Occorre incrementare i fondi a disposizione delle Regioni per incentivare e semplificare l’avvio di ini- ziative imprenditoriali legate al recupero e al riciclo della materia.

Si intende privilegiare la gestione dei rifiuti a filiera corta, il recupero di materia con il compost per ridurre i fertilizzanti chimici e l’irrigazione (il compost è ricco d’acqua). Verranno inoltre valutate sperimentazioni sul ciclo vita di impianti a biometano valutando i costi, l’inquinamento e i prodotti reflui.

È necessaria una mappatura capillare di tutte le eventuali strutture a rischio amianto partendo dalle scuole, al fine di intervenire per la ri- mozione e lo smaltimento presso siti idonei dei materiali contenenti amianto. È necessario altresì snellire i procedimenti di bonifica definendo ac- curatamente responsabilità e metodologie, salvaguardando i controlli per individuare i responsabili delle contaminazioni e la tutela delle ma- trici ambientali, garantendo la trasparenza dei dati e la partecipazione dei cittadini.

A livello nazionale, regionale e locale è quindi determinante avviare una serie di interventi diffusi in chiave preventiva di manutenzione or- dinaria e straordinaria del suolo, anche come volano di spesa virtuosa e di creazione di lavoro, a partire dalle zone terremotate, oltre che ad azioni per responsabilizzare il cittadino sui rischi connessi alla tutela del territorio.

Per quanto concerne le aree terremotate ci impegniamo a chiudere la fase dell'emergenza e passare alla fase della ricostruzione con l'obiet- tivo di creare anche le condizioni per un rilancio economico delle zone colpite. Tra le necessità prepotentemente emerse negli ultimi mesi prioritaria è la semplificazione delle procedure, sia per le opere pubbli- che che per la ricostruzione privata. Occorre poi la certezza nella di- sciplina generale contenuta nei decreti e nelle ordinanze. Per questo si coinvolgeranno i soggetti interessati nelle modifiche da apportare che dovranno essere definitive. Sarà garantito un maggiore coinvolgimen- to dei comuni, mediante il conferimento di maggiori poteri ai Sindaci. È inoltre indispensabile fermare il consumo di suolo (spreco di suolo) il quale va completamente eliminato attraverso un’adeguata politica di sostegno che promuova la rigenerazione urbana. A questo proposito vanno promosse azioni di sostegno alle iniziative per rilanciare il patri- monio edilizio esistente, favorendo la rigenerazione urbana e il retrofit (riqualificazione energetica) degli edifici. Gli immobili capaci di auto- produrre energia rappresentano la sfida del futuro. In questo senso deve essere orientata anche l’edilizia residenziale pubblica.

Per contrastare il rischio idrogeologico sono necessarie azioni di pre- venzione che comportino interventi diffusi di manutenzione ordinaria e straordinaria del suolo su aree ad alto rischio, oltre ad una necessaria attuazione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico.

In tema di contrasto al cambiamento climatico sono necessari inter- venti per accelerare la transizione alla produzione energetica rinnova- bile e spingere sul risparmio e l’efficienza energetica in tutti i settori. È quindi fondamentale potenziare le azioni attualmente considerate

a livello nazionale per il contrasto al cambiamento climatico e per la transizione verso modelli sostenibili di economia e gestione delle ri- sorse rinnovabili. È necessario avviare azioni mirate per aumentare l’efficienza energetica in tutti i settori e tornare ad incrementare la produzione da fonti rinnovabili, prevedendo una pianificazione nazio- nale che rafforzi le misure per il risparmio e l’efficienza energetica e che riduca i consumi attuali.

A tal riguardo, azioni prioritarie contro cambiamenti climatici ed inqui- namento andranno avviate con piani specifici per le aree più colpite del nostro Paese. Pensiamo, ad esempio, al bacino della Pianura Pa- dana dove va migliorato e implementato il piano di bacino e a tutte le aree metropolitane.

Particolare attenzione anche in sede UE verrà prestata ad innescare e favorire processi di sviluppo economico sostenibili, basati soprattutto su innovazione, start up e impresa giovanile, anche nelle aree mon- tane, che pur rappresentando una quota territoriale significativa del Paese ed essendo ricche di risorse naturali e culturali, sono gravate da ritardo di sviluppo, spopolamento e invecchiamento della popolazione con conseguente degrado ambientale e fenomeni di dissesto.

Con riferimento all’ILVA, ci impegniamo, dopo più di trent’anni, a con- cretizzare i criteri di salvaguardia ambientale, secondo i migliori stan- dard mondiali a tutela della salute dei cittadini del comprensorio di Ta- ranto, proteggendo i livelli occupazionali e promuovendo lo sviluppo industriale del Sud, attraverso un programma di riconversione eco- nomica basato sulla progressiva chiusura delle fonti inquinanti, per le quali è necessario provvedere alla bonifica, sullo sviluppo della Green Economy e delle energie rinnovabili e sull’economia circolare.

Anche al fine di prevenire misure sanzionatorie da parte dell’Unione Europea prevediamo misure volte all’adeguamento degli standard di contrasto all’inquinamento atmosferico secondo le norme in vigore.

5. BANCA PER GLI INVESTIMENTI E RISPARMIO

Banca per gli investimenti

È necessario prevedere una “Banca” per gli investimenti, lo sviluppo dell’economia e delle imprese italiane utilizzando le strutture e le ri- sorse già esistenti. La “Banca”, regolata da un'apposita legge, deve usufruire di una espli- cita e diretta garanzia dello Stato, con conseguente facilità di reperire risorse per attuare tutte le iniziative che intende intraprendere. Dovrà inoltre agire sotto la supervisione di un organismo di controllo pubblico nel quale siano presenti il Ministero dell’Economia e delle Fi- nanze e il Ministero dello sviluppo economico. Oltre alla cabina di regia sulla gestione degli strumenti di politica indu- striale e del credito e dell’innovazione, al fine di evitare sovrapposizioni o, peggio, conflitti tra strumenti nazionali e locali, per una più efficiente allocazione delle risorse finanziarie, la banca svolgerà le attività di: - Attività di secondo livello per le piccole e medie imprese agendo in cofinanziamento con il sistema bancario, soprattutto con le banche di medie e piccole dimensioni radicate sul territorio, a supporto delle PMI; - Finanziamento di iniziative di interesse pubblico e strategico nazio- nale; - Export e Project Finance in concorrenza con altri player di mercato; - Credito di aiuto alle imprese italiane che operano nei Paesi in via di sviluppo come investimento ad utilità differita per acquisire posizioni di vantaggio su mercati emergenti; - Gestione del Fondo di Garanzia per le PMI, quale asset strategico di supporto al sistema nazionale del credito e delle garanzie per favorire il risparmio patrimoniale necessario al rispetto dei requisiti sempre più stringenti derivanti dalle normative internazionali sul credito di pros- sima introduzione; - Innovazione con il fine di perseguire le politiche di indirizzo del Mini- stero dell’economia e delle finanze.

Tutela del risparmio

Il sistema del “bail in” bancario ha provocato la destabilizzazione del credito in Italia con conseguenze negative per le famiglie, che si sono viste espropriare i propri risparmi che supponevano essere investiti in attività sicure.

Occorre rivedere radicalmente tali disposizioni per una maggior tutela del risparmio degli italiani secondo quanto afferma la Costituzione. In particolar modo, è necessario responsabilizzare maggiormente sia il management che le autorità di controllo in quanto primi responsabili di eventuali dissesti, anche attraverso l’inasprimento delle pene esi- stenti per fallimenti dolosi.

Per far fronte al risarcimento dei risparmiatori “espropriati” si prevede anche l’utilizzo effettivo di risorse, come da legge vigente, provenienti da assicurazione e polizze dormienti. La platea dei risparmiatori che hanno diritto a un risarcimento, anche

parziale, deve essere allargata anche ai piccoli azionisti delle banche oggetto di risoluzione. Occorre ridiscutere i parametri dei protocolli di rating di Basilea che ad oggi creano grave pregiudizio alla sopravvivenza e allo sviluppo del tessuto della micro impresa italiana.

Inoltre, con riferimento alla banca Monte dei Paschi, lo Stato azionista deve provvedere alla ridefinizione della mission e degli obiettivi dell’i- stituto di credito in un’ottica di servizio. Sempre a tutela del risparmio e del credito, bisogna andare verso un sistema in cui la banca di credito al pubblico e la banca d’investimento siano separate sia per quanto riguarda la loro tipologia di attività sia per quanto riguarda i livelli di sorveglianza.

In materia di recupero forzato dei crediti da parte di banche e società finanziarie, intendiamo sopprimere qualunque norma che consenta di poter agire nei confronti dei cittadini debitori senza la preventiva au- torizzazione dell’autorità giudiziaria.

Occorre investire per sviluppare l’innovazione tecnologica nella forni- tura di servizi e prodotti finanziari (blockchain e FinTech), anche al fine di garantire una maggiore trasparenza nelle transazioni finanziarie.

6. CONFLITTO D’INTERESSI

Abbiamo potuto constatare come il conflitto d’interessi nasca già nelle aule parlamentari, dove i medesimi legislatori sono, talvolta, i soggetti che versano in gravi situazioni d’incompatibilità. La stessa Giunta per le elezioni, organo anacronistico in quanto com- posto essenzialmente da politici, contribuisce a mantenere inattua- ta qualsiasi normativa in materia. Per risolvere il conflitto d’interessi, che spesso pregiudica l’azione della politica, intendiamo innanzitutto cambiare l’ambito di applicazione della disciplina estendendo l’ipotesi di conflitto oltre il mero interesse economico.

Riteniamo, infatti, che debba qualificarsi come possibile conflitto di interessi l’interferenza tra un interesse pubblico e un altro interesse, pubblico o privato, che possa influenzare l'esercizio obiettivo, indipen- dente o imparziale, di una funzione pubblica, non solo quando que- sto possa portare un vantaggio economico a chi esercita la funzione pubblica e sia in condizione di un possibile conflitto di interessi, ma anche in assenza di un vantaggio immediatamente qualificabile come monetario. Intendiamo inoltre estendere l’applicazione della disciplina a incarichi non governativi, ossia a tutti quei soggetti che, pur non ricoprendo ruoli governativi, hanno potere e capacità di influenzare decisioni politiche o che riguardano la gestione della cosa pubblica, come ad esempio i sindaci delle grandi città o i dirigenti delle società partecipate dallo Stato.

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