I timori di Luigi Di Maio: "Il rischio è quello di restare fuori dai giochi, ma se dovesse accadere i nostri avversari si farebbero male da soli"

salvini

Italia, 13/04/2018

Il candidato premier del Movimento Cinque Stelle teme che il centrodestra tiri fuori dal cilindro un nome in grado di convincere i dem a mettere in piedi un governissimo

Il timore più grande è quello di restare fuori dai giochi. In altre parole, che il centrodestra tiri fuori dal cilindro un nome in grado di convincere i dem a mettere in piedi un governissimo. "Ma in tal caso, si fanno male da soli". Ieri Luigi Di Maio, dopo le consultazioni, ha riunito i direttivi M5S di Camera e Senato. Insieme si è ragionato della situazione, mettendo sul tavolo tutti gli scenari possibili, comprese quelli, gettonatissimi, del pre incarico e del mandato esplorativo.

"Può accadere di tutto - ha riconosciuto Di Maio tracciando tutte le ipotesi in campo - ma io resto ottimista, anche perché il Quirinale continua a vedere in noi una forza politica affidabile e lineare". E gli 11 milioni di voti messi insieme il 4 marzo non possono essere ignorati, è la convinzione del capo politico del Movimento. Che ai suoi ha raccontato di essere stato convinto, fino a sei ore prima dell'avvio del secondo giro di consultazioni, di un passo indietro di Silvio Berlusconi.

Ora per uscire dall'impasse, si è detto convinto Di Maio, servirà tempo. E se davvero il Movimento dovesse restare col cerino in mano, sarà opposizione durissima. Con il numero dei parlamentari pressoché triplicati e le conseguenti nomine alle presidenze delle commissioni, la strada per un governissimo diventerebbe davvero tutta in salita. "Potremmo rendergli la vita impossibile in maniera chirurgica", ha osservato Vito Crimi mentre Di Maio annuiva.

Il candidato premier grillino ha sbandierato i risultati di sondaggi interni che vedrebbero il Movimento in crescita, la Lega stabile, Pd e Fi in calo: "Se vanno a fare il governo insieme - ha osservato Di Maio - stavolta si fanno ancor più male". Mentre le distanze tra il M5S e il Pd per un eventuale piano B, ha spiegato ai suoi, restano ampissime e difficilmente colmabili.

Anche dall'assemblea dem del 21 aprile Di Maio ha ammesso di non aspettarsi grandi sorprese: "Due terzi del partito è renziano" e gli altri, dai franceschiniani alla minoranza di Orlando ed Emiliano, non sembrano avere, a detta del leader del Movimento, voce e peso sull'ipotesi di un governo insieme.

Commenta l'articolo

Guida ai comuni

Area download

  • Scarica la guida Aggiornamento Settimanale
  • Il nostro comune SPECIALE VAL D'ENZA
Ricerca attivita

Il sondaggio

Warning: Variable passed to each() is not an array or object in /var/www/sarat1022/showx/showcore.inc.php(267) : eval()'d code on line 14
×